15 febbraio 2006

Conferenza di Pace

A: J., togli il piede dalla mia sedia.
J: Ahia! Ma che fai? Mi hai fatto male al piede!
A: Così impari a occupare la mia sedia.
J: O vediamo.
A: J., mi hai stufato: ti dico di togliere un piede e tu metti su anche l’altro?
J: Così la pianti di provocarmi.
A: Ma quale provocare! Stavi col piede sulla mia sedia e adesso con tutti e due!
J: Mi hai tirato una botta al piede, mi hai fatto male.
A: Tu occupavi la mia sedia!
J: Perché così stai a distanza.
D: Ragazzi piantatela. Possibile che tutte le volte che siete insieme dovete litigare?
J: Ha ragione. A., smetti di provocare
A: Io non provoco! Voglio la mia sedia!
D: J., togli i piedi dalla sedia o mi incazzo.
J: E che fai? Mi tiri una secchiata d’acqua come l’altra volta?
D: Lo sai benissimo che ho smesso di fare queste cose. Togli i piedi su.
J: E va bene, ma in cambio voglio che A. riconosca che ho tolto i piedi dalla mia sedia.
A: Dalla mia sedia!
J: Lo vedi com’è? Basta, ci vorrebbe un muro tra di noi.
D: Ora sedetevi che dobbiamo discutere di quella faccenda.
A: Ecco, appunto, D. I tuoi seguaci hanno preso per il culo il mio ragazzo.
D: Maddai, hanno fatto due disegnini!
A: Intanto i disegnini, come li chiami tu, erano dodici.
J: …e pure brutti.
A: Belli o brutti il mio ragazzo è stato preso in giro.
D: Oh ma questa è bella! E che dovrei dire io, allora? Il mio ragazzo è stato preso in giro, torturato e ammazzato in mezzo a due delinquenti di bassa lega! Vero J? Tu ne sai qualcosa…
J: E che palle! E’ stato duemila anni fa!
D: Lui ancora ci soffre.
J: E comunque, caro D, lo sapevi ancora prima di mandarcelo come sarebbe andata a finire…
D: Ma io l’ho fatto per loro.
J: Bella mossa: prima c’ero solo io e quella cariatide lì che tanto passava il tempo a fornicare a destra e a manca, dopo sei venuto te con il tuo ragazzo e abbiamo iniziato a essere un po’ troppi…
Z: Cariatide a chi?
A: Siete ancora di troppo, secondo me.
J: Ha parlato quello in ritardo di… quattromila anni?
D: Per quanto mi riguarda in ritardo di seicento
A: E’ solo tempo che mi ci è voluto per perfezionarmi e diventare grande.
D: ...che sei grande i tuoi seguaci lo ripetono continuamente.
A: Perché è vero.
D: Va beh, passiamo oltre. Per quella storia dei due disegnini…
A: …dodici…
D: Dodici. Come sei puntiglioso.
A: Bisogna esser precisi sennò si va a finire come questo qua che non capisce dove finisce la sua sedia e dove inizia la mia
J: Guarda che ci metto un nanosecondo a rimetterci i piedi sopra!
A: Provaci e i piedi te li taglio.
D: Basta! Possiamo parlare della cosa contingente?
A: Parliamone, dunque: dirai ai tuoi di chiedere scusa?
J: Stavolta sono d’accordo con A. Strano a dirsi.
D: Lo so, fosse per me e per il mio amico tedesco, quei ragazzacci avrebbero già chiesto scusa. Ma purtroppo ci sono un po’ di problemi.
J: Diciamo che non conti nulla da quelle parti.
A: Com’è possibile che non conti nulla? Dalle mie parti fanno esattamente quello che il mio ragazzo gli ha detto!
J: Pure troppo.
A: Taci.
D: La colpa è di quei francesi duecento anni fa…
J: …e di quell’altro tedesco.
D: Già. Quello lì prometteva bene e poi chissà cosa gli è passato per la testa di mettersi a fare il bastian contrario.
A: Cosa c’entra il tedesco?
D: E’ che i due disegnini sono stati fatti nel peggior posto dove potevano essere fatti: se ne fregano di cosa dice il mio tedesco perché là seguono quello che disse quell’altro cinquecento anni prima, e quel che è peggio è che anche di lui prendono solo quello che gli pare, stavolta per via di quei francesacci!
A: Dodici.
D: Dodici che? Francesi? Mica me lo ricordo quanti erano…
J: Dice dodici disegnini. Lascialo perdere.
D: Ah ok. Io direi di fare così. E’ una proposta. Facciamo che tu, A., richiami i tuoi e gli dici di smettere di far casino. Io da parte mia suggerirò al tedesco, il mio tedesco, di dire qualche cosa di molto ortodosso che sicuro attirerà l’attenzione, tutti si incazzeranno, e presto si scorderanno di tutte quelle menate sulla libertà d’espressione.
J: Mi pare equo.
A: Ma che stai a dì? A parte che hai detto tu stesso che nessuno segue il tedesco, ma poi gli unici a incazzarsi sarebbero quei soliti quattro gatti fumati che vengono seguiti ancora meno del tuo tedesco!
D: Anche questo è vero…
J: In effetti… quindi che si fa?
A: E poi figurati: io uno con le funzioni del tedesco nemmeno ce l’ho! Come faccio a fare smettere i miei?
D: Ma se ci parli cinque volte al giorno!
A: Sono loro che parlano con me.
J: Per una volta fai l’eccezione.
A: Ma che eccezione e eccezione! Lo sapete benissimo tutti e due quanto sia complicato. Tu, D., quando mandi tua madre a parlare con le pastorelle: in quanti le danno retta? E tu, J., che ancora non hai mandato nessuno? Siamo seri, su.
J: Allora non so davvero che fare.
D: E io nemmeno.
A: Tu non eri quello che tutto sa?
D: E’ una storia vecchia: in realtà hanno capito male.
J: Mi pareva.
A: Mi è venuta un’idea.
D: Spara.
J: Bravo, suggerisciglielo anche.
D: Intendevo in senso figurato.
A: Farò finta di non aver capito. Comunque, potremmo fare nel solito modo collaudato.
J: E cioè?
D: Intende: lasciamoli scannare.
J: Sono perplesso.
A: Già, tu sei sempre perplesso quando a scannarsi i tuoi non partecipano.
D: Smetti di provocare, A. Io sono favorevole alla tua idea.
J: E va bene. Anche io.
A: Allora siamo tutti d’accordo. Lasciamoli fare fino a che non si stancheranno.
J: Come al solito.
D: Come al solito.
A: Allora è detto. Possiamo andare?
D: Ok. Ciao a tutti.
J: Ciao.



Z: …ai miei tempi ci si divertiva molto di più, altroché.